MAT 2020 Italian Review

MAT2020 Italy
No. 37 February 2017 Issue
www.mat2020.com

Il Canada è un paese vastissimo e meraviglioso, dove a fianco di una natura ancora in gran parte incontaminata si incontrano metropoli moderne e multiculturali. Toronto, che si affaccia sul Lago Ontario, è forse la città canadese più ricca di diversità e con un’offerta musicale ricchissima, sia per quanto riguarda i veterani del rock (Rush in primis), sia per le nuove proposte.
Half past four è un gruppo di giovani musicisti provenienti dalla città canadese, così composto: la graziosa Kyree Vibrant alla voce, il solido Dmitri Lesov al basso, Chapman Stick e voce, l’abile Igor Kurzman alle tastiere e voce, il dinamico Costantin Necrasov alla chitarra e voce ed infine l’italico (almeno d’origine) Marcello Ciurleo alla batteria.
Lo scorso settembre la band canadese ha realizzato il suo terzo lavoro, dopo Rabbit in the vestibule (2008) e Good things (2013). Si tratta di un CD contenente cinque brani (quindi un EP), dal titolo Land of the blind.
Definire il genere in cui si inseriscono gli Half past four è molto difficile. Sono un gruppo di rock progressivo? Sì e no. Sicuramente l’ascolto del disco rivela fonti di ispirazione ben inserite nel genere caro ai lettori, ma c’è molto di più. Come avviene oggi da parte di molte giovani band i generi sono mescolati, masticati e risputati per ottenere qualcosa di nuovo e personale, che invita all’ascolto e non annoia.
Il primo brano del disco è Mathematics, dove la voce della cantante si mette in mostra fin da subito ed i musicisti non sono da meno, con un pezzo che è un po’ jazz, un po’ prog, con una chitarra quasi metal e una bella varietà di tastiere. E che dire della batteria, con i continui cambi di tempo? Insomma ce n’è per tutti i gusti. Il secondo pezzo (Mood elevator) è sicuramente il più zappiano del disco, con il parlato che mi ricorda The central scrutinizer del capolavoro Joe’s garage. Ma ecco che subito tutto cambia e il brano diventa più rhythm and blues, la cantante si cimenta in un quasi-scat e il batterista punteggia il brano di sonorità incredibili. Un piccolo gioiello che piacerà tantissimo agli estimatori del genio di Baltimora (il video del brano è disponibile su Youtube ed è stato diretto dalla cantante Kyree Vibrant).
Il brano seguente Toronto Tontos (cover di una canzone del 1976della band canadese Max Webster) è un divertissement (ma non troppo) cantato in inglese e francese, pieno di colori e rumori, dove l’ascolto attento rivela sonorità quantomai variegate che ricordano i King Crimson degli anni ‘80 (quelli di Elephant Talk, per intenderci).
Il disco prosegue con One eyed man, un pezzo che sembra leggero, ma (come al solito) l’apparenza inganna e presto la canzone si colora di sonorità sempre nuove, in un crescendo dove la chitarra elettrica di Costantin Necrasov la fa da padrone e la voce di Kyree ci stupisce ancora. Land of the blind si conclude con Mirror eyes, il brano più lungo del disco (6’44’’). Anche in questo caso la band mescola le carte e i King Crimson incontrano gli Steely Dan, con un finale che vira decisamente al prog.
Dopo l’ascolto dei cinque brani che compongono questo lavoro il primo commento che viene in mente è: “ma è già finito?”. Infatti l’unico difetto del disco è proprio la lunghezza (una mezz’ora). Per il resto si tratta di un lavoro molto interessante e originale, che non stanca l’ascoltatore, anzi lo stimola con sonorità e ritmi sempre diversi. Chissà se questi cinque bravi musicisti dell’Ontario
capiteranno mai a suonare nello stivale?